Telecom, nuova rete NGN da soli

L’intesa per la realizzazione dell’NGN italiana è lontana: Franco Bernabè pensa agli interessi di Telecom e vuole mantenere la posizione di monopolio sulla rete.

Paolo Romani, viceministro TLC, sembra essere più ottimista, nonostante la strada resti in salita per trovare la quadra tra Telecom Italia e gli altri operatori per la costituzione di una newco e condividere investimenti della nuova rete in fibra ottica.

L’ultima riunione a livello tecnico con Romani ha portato ad una stesura di un documento di intenti che sarà discusso domani 27 al massimo mercoledì 28 luglio dagli amministratori delegati delle società.

Telecom è pronta a un’intesa a patto che le 13 città per le quali ha già un piano di investimento restino fuori dalla newco, ma per Wind, Vodafone e Fastweb quei centri sono essenziali in quanto lasciare nelle mani di Telecom le città più popolose e redditizie, come Roma e Milano significherebbe azzerare i benefici economici della nuova rete NGN.

L’auspicio del vice ministro Paolo Romani per la rete di nuova generazione è di poter raggiungere un accordo per il mese di settembre: il rappresentante del Governo sottolinea come sia necessario per il Paese avere una grande infrastruttura di rete Ngn per il 50% del paese, quello piu’ produttivo, in tempi ravvicinati.

Bernabè sottolinea che il piano di investimenti Telecom permetterà di “rispettare gli ambiziosi obiettivi dell’Agenda digitale”con oltre 9 miliardi di euro in Italia dei quali 7 nelle infrastrutture di rete e 2,7 miliardi nel settore dell’accesso.Gli investimenti permetteranno di raggiungere il 50% della popolazione italiana entro il 2018: subito la fibra nelle principali 13 città entro 2 anni e tra il 2013-2018 arriveranno in altre 125 città (51 entro il 2015 e le restanti 74 entro il 2018).

Bernabè lascia sul tavolo gli spiccioli: si può trattare per la copertura di città di piccole o medie dimensioni dove i margini non sono così interessanti e dove Telecom da sola probabilmente non avrebbe investito. L’invito di Corrado Calabrò di Agcom a convergere con gli altri operatori su un progetto unitario, per evitare uno spezzatino della rete è stato palesemente ignorato e cestinato.

Oltre alla gestione della Rete ci sono i licenziamenti: la politica dovrebbe concentrarsi anche sulle “garanzie sociali a sostegno dell’occupazione”, e Telecom su un “piano industriale di sviluppo che riduca gli esuberi.

Siamo ancora molto distanti.

per la realizzazione dell’NGN italiana è lontana: Franco Bernabè pensa agli interessi di Telecom e vuole mantenere la posizione di monopolio sulla rete.

Paolo Romani, viceministro TLC, sembra essere più ottimista, nonostante la strada resti in salita per trovare la quadra tra Telecom Italia e gli altri operatori per la costituzione di una newco e condividere investimenti della nuova rete in fibra ottica.

L’ultima riunione a livello tecnico con Romani ha portato ad una stesura di un documento di intenti che sarà discusso domani 27 al massimo mercoledì 28 luglio dagli amministratori delegati delle società.

Telecom è pronta a un’intesa a patto che le 13 città per le quali ha già un piano di investimento restino fuori dalla newco, ma per Wind, Vodafone e Fastweb quei centri sono essenziali in quanto lasciare nelle mani di Telecom le città più popolose e redditizie, come Roma e Milano significherebbe azzerare i benefici economici della nuova rete NGN.

L’auspicio del vice ministro Paolo Romani per la rete di nuova generazione è di poter raggiungere un accordo per il mese di settembre: il rappresentante del Governo sottolinea come sia necessario per il Paese avere una grande infrastruttura di rete Ngn per il 50% del paese, quello piu’ produttivo, in tempi ravvicinati.

Bernabè sottolinea che il piano di investimenti Telecom permetterà di “rispettare gli ambiziosi obiettivi dell’Agenda digitale”con oltre 9 miliardi di euro in Italia dei quali 7 nelle infrastrutture di rete e 2,7 miliardi nel settore dell’accesso.Gli investimenti permetteranno di raggiungere il 50% della popolazione italiana entro il 2018: subito la fibra nelle principali 13 città entro 2 anni e tra il 2013-2018 arriveranno in altre 125 città (51 entro il 2015 e le restanti 74 entro il 2018).

Bernabè lascia sul tavolo gli spiccioli: si può trattare per la copertura di città di piccole o medie dimensioni dove i margini non sono così interessanti e dove Telecom da sola probabilmente non avrebbe investito. L’invito di Corrado Calabrò di Agcom a convergere con gli altri operatori su un progetto unitario, per evitare uno spezzatino della rete è stato palesemente ignorato e cestinato.

Oltre alla gestione della Rete ci sono i licenziamenti: la politica dovrebbe concentrarsi anche sulle “garanzie sociali a sostegno dell’occupazione”, e Telecom su un “piano industriale di sviluppo che riduca gli esuberi.

Siamo ancora molto distanti.

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