6 miliardi di euro per la banda ultralarga in Italia

Il Consiglio dei Ministri presieduto dal premier Matteo Renzi ha approvato la Strategia italiana per la banda ultralarga e la Strategia italiana per la crescita digitale 2014-2020, definite da AgID (Agenzia per l’Italia digitale) e dal Ministero dello Sviluppo Economico sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le risorse pubbliche a disposizione per colmare il divario digitale del Paese sul fronte delle infrastrutture e dei servizi ammontano a 6 miliardi di euro e muovono dai fondi europei FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale), dal fondo FSC (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione) e dai fondi collegati al Piano Junker

Niente switch off del rame e campo libero per le telco
Le risorse pubbliche a disposizione non sono sufficienti per la NGAN

Obiettivi

Entro il 2020, l’85% della popolazione italiana dovrà trovarsi nelle condizioni di poter accedere a Internet attraverso servizi di connettività con velocità di connessione pari ad almeno 100 Mbps in download. Entro il medesimo anno, il 100% della popolazione tricolore dovrà fruire di infrastrutture per accedere alla Rete con velocità di connessione di 30 Mbps.

Sono gli obiettivi della Strategia italiana per la banda ultralarga, il piano approvato nelle scorse ore dal Consiglio dei Ministri presieduto dal premier Matteo Renzi. Obiettivi più ambiziosi di quelli previsti nel programma Agenda Digitale Europea, stando ai quali, entro il 2020, la banda ultralarga dovrà essere disponibile per almeno il 50% della popolazione.

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La squadra di Governo ha votato a favore anche della Strategia italiana per la crescita digitale, il piano attraverso si intende stimolare la creazione e l’offerta di servizi che rendano appetibile l’utilizzo e la sottoscrizione di abbonamenti a soluzioni di mercato per l’accesso a Internet a banda ultralarga.

Risorse

6 miliardi di euro sono le risorse pubbliche a disposizione dell’esecutivo. Risorse insufficienti per sviluppare una NGAN (Next Generation Access Network) che copra l’85% della popolazione e assicuri servizi di accesso alla Rete con velocità di connessione ad almeno 100 Mbps in download, per stessa ammissione del Governo Renzi.

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Ecco perché i risultati per la copertura del territorio nazionale dipenderanno in parte dall’impegno dei privati, si legge nel comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi. Ed ecco perché Renzi e compagnia propongono «un mix virtuoso di investimenti pubblici e privati».

Sintesi delle azioni

La Strategia italiana per la banda ultralarga prevede le seguenti azioni:

  • agevolazioni tese ad abbassare le barriere di costo di implementazione, semplificando e riducendo gli oneri amministrativi
  • coordinamento nella gestione del sottosuolo attraverso l’istituzione di un Catasto del sotto e sopra suolo che garantisca il monitoraggio degli interventi e il miglior utilizzo delle infrastrutture esistenti
  • adeguamento agli altri Paesi europei dei limiti in materia di elettromagnetismo
  • incentivi fiscali e credito a tassi agevolati nelle aree più redditizie per promuovere il “salto di qualità”
  • incentivi pubblici per investire nelle aree marginali
  • realizzazione diretta di infrastrutture pubbliche nelle aree a fallimento di mercato

Attraverso la Strategia italiana per la banda ultralarga, l’esecutivo intende accompagnare alla migrazione, progressiva e concordata, verso la nuova rete in fibra ottica, si legge ancora nella nota stampa.

E una serie di misure ad hoc saranno inserite in un provvedimento specifico, ha reso noto Palazzo Chigi. Le misure in oggetto riguardano:

  • il servizio digitale universale
  • un fondo di garanzia
  • voucher di accompagnamento alla migrazione verso la fibra ottica
  • convergenza di prezzo per i collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali, al prezzo dei collegamenti in rame

Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri non prevede alcuno spegnimento forzoso del rame, come invece suggerito da alcune fonti nei giorni scorsi.

Federica Guidi, titolare del Ministero dello Sviluppo Economico ha inoltre chiarito che saranno gli operatori di telecomunicazioni e quindi il mercato a decidere rispetto alle tecnologie da dispiegare per raggiungere gli obiettivi di cui sopra.

Cluster

Nel documento Strategia italiana per la banda ultralarga sono individuate quattro tipologie di cluster (A, B, C, D) con caratteristiche simili, ma con costi e complessità di infrastrutturazione crescenti.

«La definizione dei cluster di intervento è stata fatta partendo dall’analisi dell’offerta di infrastrutture per la banda ultralarga già realizzate e quelle programmate, catalogando le aree di intervento per definire un numero limitato di geotipi in base alla concentrazione della popolazione e alle caratteristiche del territorio», si legge nel documento.

COBUL

L’attore principale della Strategia italiana per la banda ultralarga è il mercato, si evidenzia nel documento. L’intervento pubblico, pertanto, è solo sussidiario agli investimenti privati al fine di stimolarli. A coordinare il ruolo del settore pubblico è la Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite il COBUL (Comitato per la diffusione della banda ultralarga).

Il COBUL è composto da:

  • Presidenza del Consiglio dei Ministri 
  • Ministero dello Sviluppo Economico
  • Infratel (Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia)
  • AgID (Agenzia per l’Italia Digitale)

Per l’attuazione e il monitoraggio della strategia, il COBUL collabora con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nell’ambito del Fondo Agricolo per lo sviluppo rurale, una cui quota è destinata proprio alla strategia in oggetto.

Anche AGCOM è chiamata in causa. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni deve:

  • definire il contesto regolamentare
  • definire le tariffe di accesso 
  • verificare la velocità effettiva di connessione nelle aree interessate dal progetto
  • verificare l’andamento degli abbonamenti a banda ultralarga ad almeno 100 Mbps

In campo anche l’Agenzia per la Coesione, chiamata a esercitare i suoi poteri di coordinamento e controllo della spesa.

Vincoli comunitari

Il quadro regolatorio definito in ambito UE per iniziative come l’infrastrutturazione in banda ultralarga prevede alcuni vincoli, stando ai quali non è possibile:

  • assegnare contributi o incentivi a un operatore senza procedura di evidenza pubblica
  • definire sistemi di assegnazione di contributi che non garantiscano neutralità tecnologica e una vera apertura alla concorrenza
  • ipotizzare il controllo integrale da parte di un operatore integrato su tutta la nuova rete sovvenzionata con aiuti pubblici
  • non garantire a priori che le reti incentivate possano essere aperte e offerte in condizioni di parità di accesso a tutti gli operatori
  • non rispettare gli Orientamenti Comunitari per tutti gli interventi pubblici in materia di banda larga
  • non prevedere meccanismi di claw-back in caso di sovraprofitti

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