Bollette telefoniche: situazione sempre più confusionaria

Il passaggio delle bollette di telefonia da 28 a 30 giorni ha causato una disputa commerciale tra autorità di controllo e operatori che non accenna a concludersi, fra ricorsi, risarcimenti danni e rincari generalizzati: la sensazione è che difficilmente la vicenda si concluderà con un reale vantaggio per i consumatori. Vediamo perché.

Il motivo del contendere è ora l'aumento-fotocopia dell'8,6%

Il problema dell’aumento generalizzato

La guerra delle bollette continua, e al momento è sempre più difficile prevedere quello che succederà nel prossimo del futuro: il nodo del contendere è sempre quell’8,6% in più praticato da quasi tutti gli operatori telefonici per compensare l’obbligo del passaggio da 28 a 30 giorni per quanto riguarda le bollette di telefonia fissa e telefonia mobile.

L’aumento di fatto ha praticamente annullato il vantaggio della bolletta mensile per i consumatori, in qualche caso pure con la beffa di pagare la stessa cifra per una quantità di minuti e di dati inferiore a quella precedente, a causa di pacchetti immutati a fronte di un numero di giorni più alto (30 e non 28, appunto) su cui suddividerli.
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Tra Antitrust e Tar del Lazio

Lo scorso 21 marzo la mossa dell’Antitrust, che ha stabilito la sospensione cautelare dei rincari: «al fine di evitare il prodursi, nelle more della conclusione del procedimento, di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, l’Autorità ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti», cioè senza rincari-fotocopia dell’8,6% (quanto serve per pagare la stessa cifra annuale con 12 bollette invece che 13).

Vittoria per i consumatori, quindi? Non proprio: l’indicazione dell’Antitrust, infatti, si limita a chiedere a ogni operatore di creare una sua offerta in autonomia, ma è altamente prevedibile che ciascuno cercherà di piazzarla un po’ sopra o un po’ sotto lil fatidico dell’8,6%. In realtà la capacità di intervenire di Agcom e Antitrust – in un contesto politico di generalizzato ricambio, in seguito alle elezioni del 4 marzo – sembra limitata, e l’autonomia degli operatori di cambiare la propria offerta in un regime di oligopolio di fatto, cioè muovendosi tutti in una stessa direzione (anche se non precisamente della stessa percentuale) assai difficile da arginare.

Nel frattempo proseguono i ricorsi al Tar del Lazio, ad esempio sulla questione dei rimborsi che gli operatori dovrebbero corrispondere ai consumatori come risarcimento danni per il precedente passaggio dalle bollette mensili a quelle a 28 giorni, ed è facile prevedere come anche da questo punto di vista i tempi non saranno certo brevi. Le compagnie, da parte loro, stanno investendo in modo massiccio sul 5G e quindi difficilmente accetteranno esborsi di capitale così ingenti (si parla di 1,2 miliardi di euro l’anno) senza rimodulare le loro offerte. Insomma, la partita continua, ma le prospettive per gli utenti difficilmente saranno rosee.

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