Accensione riscaldamento 2021: tutte le date Regione per Regione


Anche se l’inverno non è ancora alle porte, le fresche temperature dell’autunno ci fanno capire che siamo entrati in quella fase dell’anno in cui si comincia a pensare all’accensione riscaldamento 2021, regolata ormai da parecchi anni in base a specifiche zone in cui viene divisa l’Italia. Se infatti è identica la temperatura massima che si può raggiungere grazie ai caloriferi e alle stufe – 20 °C, con due gradi in più o in meno di tolleranza – diverse sono le date di accensione e spegnimento, a seconda del comune, così come le ore massime quotidiane.

Accensione riscaldamento

Le normative qui di seguito si applicano al riscaldamento condominiale, con più margini per chi ha il riscaldamento autonomo e può fare affidamento a una delle offerte gas presenti nel mercato libero, anche se è invitato a seguire ugualmente le linee guida in modo da evitare sprechi.

Come funzionano le zone climatiche per il riscaldamento

Prima di procedere, va specificato che il calendario dell’accensione riscaldamento 2021 non cambia in base alla Regione, ma in base al comune; vista la conformazione del nostro Paese, infatti, possono esserci zone climatiche molto diverse anche all’interno della stessa area regionale e perfino nella stessa provincia, e questo comporta che anche le date per il riscaldamento devono per forza variare (basti pensare alla Sicilia, che ha province molto fredde d’inverno come Enna, a quasi mille metri d’altitudine, e che quindi rientra in zona E, e province sul litorale dove invece fa molto caldo, come Trapani, Palermo, Catania o Messina). 

Per la precisione, in base al DPR 26 agosto 1993 n. 412 le 6 zone climatiche in cui vengono definite in base al numero di “gradi giorno” (GG), un parametro che serve per indicare il fabbisogno termico necessario per mantenere una temperatura media di 20 °C  all’interno dell’abitazione; in altre parole, si sommano, per tutti i 365 giorni dell’anno, i gradi di scostamento tra la temperatura media giornaliero dell’ambiente esterno e in 20 °C (sempre con due gradi di tolleranza). In base a questo parametro, le zone climatiche sono le seguenti:

  • Zona A: comuni che presentano un numero di gradi-giorno non superiore a 600;
  • Zona B: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 600 e non superiore a 900;
  • Zona C: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 900 e non superiore a 1.400;
  • Zona D: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 1.400 e non superiore a 2.100;
  • Zona E: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 2.100 e non superiore a 3.000;
  • Zona F: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 3.000.

Ecco quindi qui di seguito la descrizione delle diverse zone con le date in cui è possibile accendere e poi si è obbligati spegnere il riscaldamento durante l’inverno, il numero massimo di ore giornaliere e le province di massima incluse in ogni zona, tenendo sempre conto che anche all’interno della provincia possono esserci differenze (come Cuneo, tra zona E e zona F).

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La zona F: senza limiti di tempo

La zona F è la zona alpina, e proprio per le sue caratteristiche specifiche – può fare freddo tutti i giorni dell’anno, compresa l’estate – non ha vincoli per quanto riguarda il riscaldamento, né in termini di date di accensione o di spegnimento né di ore massime  durante il giorno. Comprende i comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 3.000 (ad esempio nelle province di Belluno, Trento o Cuneo).

La zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile

È la cosiddetta zona E quella dove partirà per primo il riscaldamento condominiale: il 15 ottobre, con data di spegnimento al 15 aprile. In quest’area è possibile tenere il riscaldamento acceso per un massimo di 14 ore al giorno.

Della zona E fanno parte – fatte salve le variazioni tra i singoli comuni in base al numero di gradi-giorno – le province di Alessandria, Aosta, Asti, Bergamo, Biella, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Novara, Padova, Pavia, Sondrio, Torino, Varese, Verbania, Vercelli, Bologna, Bolzano, Ferrara, Gorizia, Modena, Parma, Piacenza, Pordenone, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Arezzo, Perugia, Frosinone, Rieti, Campobasso, Enna, L’Aquila e Potenza.

La zona D: dal 1° novembre al 15 aprile

Due settimane dopo rispetto alla zona E è il turno della zona D: ne fanno parte le province di Genova, La Spezia, Savona, Forlì, Ancona, Ascoli Piceno, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Pesaro, Pisa, Pistoia, Prato, Roma, Siena, Terni, Viterbo, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Foggia, Isernia, Matera, Nuoro, Pescara, Teramo e Vibo Valentia. Nella zona D è possibile l’accensione riscaldamento 2021 a partire dal 1° novembre e fino al 15 aprile, per un massimo di 12 ore al giorno.

La zona C: dal 15 novembre al 31 marzo

Un massimo di 10 ore al giorno, e date che vanno dal 15 novembre 2021 al 31 marzo 2022, è previsto per il riscaldamento nella zona C, le cui province di riferimento sono Bari, Benevento, Brindisi, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Imperia, Latina, Lecce, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari.

La zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo

La zona B comprende quasi tutte le province più calde d’Italia, e all’interno di questi comuni è possibile tenere il riscaldamento acceso solo per un massimo di 8 ore al giorno e dal 1° dicembre al 31 marzo, per un totale di quattro mesi. Le province indicative per la zona B sono Agrigento, Catania, Crotone, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani.

La zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo

Solo tre mesi e mezzo di riscaldamento per chi risiede nei comuni della zona A, che comprendono Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle. Il numero massimo di ore per il riscaldamento giornaliero è pari a 6.

Altre cose da sapere sull’accensione riscaldamento 2021

Come si è visto, le province di riferimento aiutano a capire le proprie date per l’accensione e lo spegnimento del riscaldamento, ma possono esserci variazioni in base alla situazione specifica del comune; non solo, ma anche situazioni meteorologiche particolari – come la presenza di fenomeni atmosferici che portano a un rapido raffreddamento anche in zone solitamente calde – possono consentire delle deviazioni dalle tabelle che si sono viste qui sopra.

Anche senza un’espressa autorizzazione da parte del comune, queste situazioni consentono di accendere il riscaldamento, avendo sempre cura di non superare i 20 °C concessi all’interno degli edifici residenziali. 

Ma come fare se si è freddolosi e i 20 °C vengono percepiti come troppo bassi? La prima cosa da fare è accertarsi che la propria casa sia isolata a dovere, perché è inutile cercare di alzare la temperatura con il termostato se ci sono spifferi. Ecco perché è buona norma – anche per risparmiare, visto che sono previsti, com’è noto, notevoli aumenti nel costo della materia prima gas dei prossimi mesi – dotare l’abitazione di doppi o tripli vetri, finestre sigillanti, paraspifferi: il superbonus 110% prevede poi, tra i lavori che consentono la detrazione, la possibilità di dotare il condominio di un cappotto termico che permette temperature fresche durante l’estate e calde in inverno, senza che sia necessario coprirsi o accendere troppo spesso il condizionatore.

E se si vuole risparmiare avendo il riscaldamento autonomo, il miglior consiglio è quello di affidarsi a comparatori come quello di SOSTariffe.it, che aiuta a scegliere la migliore offerta gas disponibile in base ai propri parametri.

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