Punti di invalidità, quanto paga l'assicurazione?


In seguito a un incidente, che può essere di tipo stradale o verificarsi sul posto di lavoro, è prevista l’assegnazione di alcuni punti di invalidità, dai quali dipenderà poi l’ammontare del risarcimento previsto dall’assicurazione.

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Qual è il criterio che regola l’assegnazione dei punti e la relativa quantificazione del risarcimento per il danno subito? Vediamo di seguito quali sono gli elementi che vengono presi in considerazione per il calcolo.

La differenza tra il danno economico e il danno biologico

Chiunque subisca un incidente, va incontro a due diverse tipologie di danno:

  • la prima è il danno economico, che consiste nelle spese mediche che il danneggiato dovrà sostenere in seguito all’incidente, alle quali si aggiungono le eventuali spese di riabilitazione;

  • il danno economico comprende anche il cosiddetto lucro cessante, ovvero la perdita economica derivante dal fatto di non poter lavorare a causa della malattia.

La seconda tipologia di danno è rappresentata dal danno non economico che è a sua volta suddivisibile nel:

  • danno morale, relativo al doloro subito a causa dell’incidente;

  • danno biologico, che è rappresentato dalla lesione fisica subita a causa dell’incidente.

Come si calcola il punteggio di invalidità?

Il risarcimento del danno biologico deriva da una valutazione effettuata da un medico legale: il calcolo del punteggio di invalidità è legato alle cosiddette tabelle del danno biologico in base alla quali maggiore sarà il danno subito dalla vittima, maggiore il punteggio di invalidità attribuito dal medico.

Non esiste una tabella unica che viene applicata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale: vengono infatti generalmente utilizzate quella del Tribunale di Milano e quella del Tribunale di Roma.

La cifra da corrispondere per il danno subito:

  • aumenta all’aumentare del punteggio;

  • per lo stesso punteggio, diminuisce con l’avanzare dell’età del soggetto che ha subito il danno. Questo perché chi è più giovane, dovrà sopportare per un periodo di tempo maggiore le conseguenze del danno e dunque ha diritto a un maggiore risarcimento.

Alla liquidazione prevista dalle tabelle per il danno biologico, può essere aggiunto un 30% in più che viene valutato in relazione al singolo caso concreto e all’effettivo impatto del danno nella vita svolta dal soggetto leso.

La valutazione del medico legale

La visita con il medico legale ha la funzione di calcolare il punteggio di invalidità relativo a un incidente subito. Generalmente si tratta di professionisti che operano in modo oggettivo ma, nel caso in cui si volesse avere la certezza che non venga in alcun modo effettuata una valutazione al ribasso del danno subito è possibile farsi accompagnare alla visita dal proprio consulente medico.

La valutazione data dal medico legale può, infatti, essere sempre contestata davanti a un Giudice: per farlo si dovrà avviare una causa, con il supporto di un avvocato, per riuscire a ottenere da parte del Tribunale la quantificazione corretta del risarcimento.

L’ammontare della liquidazione che dovrà essere pagata dall’assicurazione si lega, oltre che a quanto contenuto nelle tabelle citate, anche ad altri fattori che possono contribuire in un certo modo alla personalizzazione del risarcimento, come per esempio:

  • quanto il danno abbia inciso a livello non solo fisico, ma anche psicologico sulla vittima;

  • quanto il danno abbia inciso sull’attività lavorativa del soggetto leso;

  • quanto sia cambiata la vita sociale e relazionale in seguito al danno subito.

Il danno biologico INAIL

Com’è noto, nel caso di incidente sul lavoro o di malattia professionale, spetta all’INAIL il compito di indennizzare il danno permanente dell’indennità psicofisica subito dal lavoratore, a partire da un punteggio di invalidità del 6%, anche nel caso in cui il danno non avesse conseguenze di tipo patrimoniale.

Con il decreto legislativo n. 38/2000 sono state introdotte importanti novità sul risarcimento: per esempio, in precedenza non era previsto nel caso in invalidità inferiore agli 11 punti e sopra tale valore veniva risarcito il solo danno fisico che comprometteva la capacità lavorativa del danneggiato.

Le tipologie di risarcimento variano in relazione alla percentuale di invalidità riconosciuta:

  • per i danni inferiori a 6 punti, non è previsto alcun indennizzo;

  • per danni con punteggio compreso fra i 6 e i 15, al lavoratore spetta una somma in capitale, così come avviene per il danno biologico da incidente stradale;

  • nel caso di punteggio compreso fra il 16% e il 100%, il risarcimento viene erogato sotto forma di rendita mensile vitalizia: trattandosi di un indennizzo riconosciuto a vita, in questo caso non vengono considerati parametri quali l’età o il sesso, ma la rendita parte da una base che è uguale per tutti e che diventa via via maggiore all’aumentare del danno subito. Si tratta, tra l’altro di una rendita che non ha carattere retributivo e che, dunque, non viene considerata ai fini fiscali.

Fino al 2019, il risarcimento in capitale era più alto per le donne rispetto agli uomini in considerazione della loro più lunga aspettativa di vita: oggi è uguale a prescindere dal sesso. Anche in questo caso, il risarcimento previsto aumenta con il crescere dal danno subito e decresce con l’innalzarsi dell’età del soggetto danneggiato.

Il danno economico

In presenza di danno biologico superiore al 15%, entrano in gioco anche le conseguenze di tipo patrimoniale. Si presuppone infatti che un soggetto con un punteggio di invalidità compreso fra 16 e 100 abbia subito delle ripercussioni di non poco conto sulla sua capacità di produrre un reddito.

Per il calcolo del danno patrimoniale INAIL, vengono presi in considerazione:

  • la retribuzione percepita dal lavoratore fino all’anno precedente a quello in cui si è verificato l’infortunio;

  • alcuni coefficienti, che sono legati alla tipologia di danno subito.

Nello specifico, sono stati schematizzati 4 gradi di menomazione, ovvero:

  • di tipo A, in cui il danno non pregiudica in modo grave l’attività lavorativa;

  • di tipo B, in cui il danno pregiudica in modo grave o impedisce l’attività lavorativa, ma permette di svolgere altre attività legate alla categoria di appartenenza;

  • di tipo C, in cui il danno permette unicamente lo svolgimento di attività lavorative diverse rispetto a quella svolta e a quelle della categoria di appartenenza;

  • di tipo D, nel quale il danno impedisce qualsiasi tipologia di attività o permette il reimpiego soltanto in quelle attività nelle quali è necessario un intervento di assistenza permanente.

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