Quanto paga l'assicurazione per i danni fisici?

La conseguenze di un incidente possono essere di diversa gravità. Dopo un sinistro stradale, viene aperta una pratica con le compagnie di assicurazione auto coinvolte con un obiettivo: risarcire chi ha subito un danno senza colpa. Quello del risar….. 

La conseguenze di un incidente possono essere di diversa gravità. Dopo un sinistro stradale, viene aperta una pratica con le compagnie di assicurazione auto coinvolte con un obiettivo: risarcire chi ha subito un danno senza colpa.

Quello del risarcimento, però, è un ambito piuttosto complesso, che deve tenere conto di una molteplicità di fattori, tipologie di danno, congruità del risarcimento stesso: per questo è piuttosto frequente non riuscire a orientarsi in una disciplina tanto articolata e rischiare, così, di non ricevere quanto dovuto. Vediamo qui di seguito che cosa c’è da sapere a proposito di quanto paga l’assicurazione per i danni fisici.

Come funziona il risarcimento del danno

La responsabilità di risarcimento del danno si rifà al principio del concorso di colpa; in altre parole, se il sinistro è avvenuto per completa responsabilità di un veicolo, che magari è passato col rosso o non ha rispettato uno stop, è la sua assicurazione che ha l’obbligo di risarcire per intero l’altro o gli altri veicoli coinvolti (e poi si rifarà sull’utente aumentandogli il premio, con il meccanismo della classe di merito); se, ad esempio, la responsabilità è condivisa con concorso di colpa al 50%, allora ognuna delle parti coinvolte deve rimborsare i veicoli danneggiati nella percentuale del 50%, tramite la propria assicurazione.

Quali sono i tipi di danni da risarcire

Parlare di “danno” è molto generico quando si tratta di un sinistro avvenuto tra veicoli: le tipologie sono infatti molteplici e regolate con norme molto diverse tra loro dalla giurisprudenza. Per prima cosa, i danni possono essere:

  • danni materiali (alle cose)

  • danni fisici (alle persone)

Ognuna di queste due categorie è a sua volta suddivisa in altre sottocategorie, con regole precise a disciplinarle e tabelle che aiutano a unire la congruità del risarcimento con un trattamento equo a parità di situazione, utilizzando coefficienti che servono a parificare circostanze diverse (ad esempio relative alla professione o all’età del danneggiato).

I danni materiali: come si calcolano

Il calcolo dei danni materiali non riguarda soltanto le vetture incidentate dopo un sinistro, ma qualsiasi oggetto o bene di valore che in seguito alla collisione è stato danneggiato. Tale calcolo non deve tenere conto soltanto della perdita patrimoniale (ovvero la diminuzione di valore della cosa danneggiata), ma anche del mancato guadagno. Ad esempio, se in seguito all’incidente viene danneggiato il furgone parcheggiato di un professionista, non si tiene conto soltanto del danno in sé ma anche del fatto che lo stesso professionista non potrà lavorare fino a riparazione avvenuta, con conseguente perdita di reddito.

Va ricordato che il costo della riparazione di un mezzo, per non incorrere nella cosiddetta “riparazione anti-economica”, non deve essere superiore al valore della vettura stessa; in questo caso la compagnia di assicurazioni si limita a risarcire il danneggiato con il valore dell’auto al momento dell’incidente (si pensi a una vettura molto vecchia, che non sarebbe efficiente rimettere a nuovo). La quantificazione del danno per un' auto incidentata deriva dai costi per la riparazione, dall’indennizzo per il deprezzamento, dal citato “fermo tecnico” (ovvero l’indennizzo per il mancato uso nel periodo necessario alle riparazioni), le spese eventuali per il veicolo sostitutivo e così via. Se il veicolo invece non può essere riparato, il danno è quantificato dal valore commerciale dell’auto al momento del sinistro, a cui si detraggono il valore di recupero o della vendita delle parti riutilizzabili e a cui si aggiunge l’indennizzo per il mancato uso.

I danni fisici: come si calcolano

Per quanto riguarda invece i danni alle persone, la questione – com’è giusto che sia, vista la maggiore delicatezza della materia – è più complessa. I danni fisici, a seconda della loro gravità, possono dare inabilità temporanea oppure invalidità permanente.Sono tre i diversi tipi di danno che la compagnia assicurativa risarcisce alle persone:

  • il danno patrimoniale o economico

  • il danno biologico

  • il danno morale

Il danno patrimoniale comprende sia il danno emergente, ovvero, la perdita di utilità già presenti nel patrimonio del danneggiato (quindi il danno diretto causato alla persona dal sinistro), sia il lucro cessante, ovvero la perdita del mancato guadagno patrimoniale, che riguarda ricchezza non ancora prodotta dal danneggiato. Pensiamo al caso di un medico che, in seguito a un incidente, perde per un certo periodo di tempo la sua capacità di effettuare operazioni chirurgiche: si tratta in altre parole di “danni futuri” che possono essere anche molto elevati, visto che si calcolano sulla capacità di reddito del soggetto.

Il danno biologico, invece, riguarda la lesione dell’integrità fisica o psichica di un soggetto, che può essere certificata da un medico anche se non corrisponde a un immediato danno economico: fanno parte del danno biologico il danno estetico, il danno alla sfera sessuale, alla vita di relazione e così via.

Infine il danno morale, che rappresenta il danno di tipo psichico subito in seguito alle lesioni.

I danni fisici: quanto paga l’assicurazione?

Se inseguito all’intervento del perito è relativamente semplice chiarire l’ammontare dei danni materiali, la situazione è diversa per i danni fisici, visto che in questo caso quantificare significa prendere in esame diverse altre variabili alle quali non è sempre facile dare un valore economico. Il medico legale è incaricato di esaminare il danno fisico, che può essere permanente o temporaneo, e valutare la documentazione prodotta dal danneggiato o chi ne cura gli interessi.

La quantificazione riguarda sia il periodo di malattia che spetta al richiedente per la sua completa guarigione sia la percentuale di danno permanente. Esistono delle apposite tabelle che consentono di calcolare il punteggio in termini percentuali in base alla lesione subita, che vengono periodicamente aggiornate.

Va ricordato che in caso di inabilità temporanea si può avere un un’inabilità totale o parziale.

L’invalidità permanente ha invece valori che possono essere tra l’1% e il 100%. A seconda di quanto stabilito dal medico legale in base alla gravità dell’infortunio, si utilizza la Tabella Unica Nazionale per le lesioni di lieve entità (per una percentuale tra l’1% e il 9%) oppure le tabelle del Tribunale di Milano e di Roma (in caso di danni macropermanenti e lesioni gravi).

Il calcolo del risarcimento prende in considerazione anche l’età del danneggiato – maggiore è l’età, minore è il valore monetario per ogni punto percentuale di invalidità, visto che la menomazione significherà disagi per una durata minore della sua vita.

Come fare la richiesta di risarcimento per danni fisici

Per ricevere il risarcimento dovuto per i danni fisici subiti è necessario rivolgersi a un legale, che consiglierà il percorso da seguire: prima di tutto bisognerà rivolgersi al medico legale, che avrà il compito di redigere una relazione, mentre il medico dell’assicurazione si occuperà di quantificare il danno fisico subito e l’ammontare del risarcimento.

È necessario ovviamente portare documentazione che dimostri il danno subito: per l’inabilità temporanea, quindi, bisognerà produrre il certificato medico fornito dal medico curante e il referto del pronto soccorso, mentre per l’invalidità permanente ci sono requisiti ancora più stringenti. Il danneggiato dovrà quindi fornire i risultati di esami di tipo strumentale (come ad esempio la TAC, la risonanza magnetica, le lastre e così via).

Per quanto riguarda, infine, il danno morale, questo viene riconosciuto in automatico in caso di lesioni macropermanenti o con risarcimenti per danni gravi; se invece i danni fisici sono micropermanenti, come ad esempio può capitare in seguito a una contusione, il danno morale deve essere provato tramite testimonianze in grado di dimostrare e attestare l’effettiva sofferenza di tipo psicofisico, nonché l’esclusione da attività che prima venivano svolte normalmente.

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