SosTariffe Home SOS Tariffe > News >

Telecom Italia

Archivi per la categoria ‘Telecom Italia’

telecom-sparkle-fastweb-leroe-gad-lerner

Gad Lerner furioso, inviperito, dannato: ma non per vinto. Lerner, ultimo baluardo dell’informazione libera, non si è arreso davanti alle comunicazioni con La7 che gli ha (poco) gentilmente rinviato, senza però dire a quando, la puntata dell’Infedele che ieri sera avrebbe voluto occuparsi dell’inchiesta sul riciclaggio che ha coinvolto Fastweb e Telecom Sparkle.

La scusa di «rispettare il lavoro dell’Autorità giudiziaria», dovrebbe significare che Bruno Vespa avrebbe dovuto aspettare sette anni prima di occuparsi del caso Cogne,

Il rinvio è stato deciso per non urtare l’editore, Telecom Italia Media, controllata di Telecom: Giovanni Stella, l’amministratore delegato di Telecom Italia Media (che ha la fama di tagliatore di teste) ha sospeso il programma per non turbare le delicate indagini giudiziarie in corso: se ne riparla dopo che la Procura di Roma avrà deciso se commissariare Telecom Sparkle.

E qui, il popolo dell’Infedele si sarebbe aspettato una reazione violenta da parte del conduttore, l’ultimo rimasuglio di onestà nel palinsesto della tv italiana ma Gad non arriva allo strappo. Lillo Tombolini, direttore di La7, era pronto a chiedere le dimissioni di Gad che se ne esce da vittima ed eroe.

E se tanti paragonano già Lerner all’eroe Mentana, arriva già l’ombra di Vigorelli, l’uomo Mediaset, il protetto di Berlusconi, è già alle spalle.


Telecom, profondo rosso
26 febbraio 2010
telecom-profondo-rosso

Stefano segnala che Telecom Italia ha rilasciato i nuovi dati, per gli investitori, legati alle performance dell’anno 2009. I ricavi diminuiscono, i clienti si perdono ma è importante notare un’ottimizzazione dei costi e sulla focalizzazione del valore.

I ricavi globali segnano una flessione del 5,6% in parte dovuti alle diminuzioni dei ricavi provenienti da servizi per il 4,2% mentre crollano i ricavi dai terminali del 22%.

revenue-ebitda-telecom-italia-2009

I Ricavi italiani segnano una discesa del 6,8% a causa della riduzione delle linee, dopo la scelta strategia di concentrarsi sui clienti ad alto valore (business e contratti di abbonamento flat) e alle frodi emerse delle schede telefoniche ricaricabili. Il crollo dei terminali è un segno evidente del mercato italiano che evidenzia prezzi molto aggressivi dei concorrenti sul settore terminali. Inoltre il costo di terminazione delle chiamate e la progressiva regolamentazione dell’autority hanno schiacciato verso il basso i margini.

Si denota comunque una costante riduzione nella perdite dei clienti già dal 4 semestre del 2007, grazie all’introduzione delle nuove bundle Voce, Voce+Internet, solo Internet. La chiara tendenza del mercato verso soluzioni solo internet portano ad un aumento degli accessi Naked e ULL e aumentano le connessioni Broadband Flat.

Sul fronte mobile TIM perde l’11% della customer base portandosi a 30,9 milioni di sim attive (contro le 34.8 precedenti) a causa delle sim inattive e del repricing delle offerte verso un segmento a più alto valore. Il crollo dei servizi VAS segna che il mercato dei servizi consumer targati Zero9, Dada e Buongiorno.

revenue-italia-telecom-2009

Nonostante i ricavi siano scesi di alcuni punti percentuali l’EBITDA è calato solo dello 0,4% grazie a una forte riduzione dei costi operativi OpEx (dal termine inglese OPerating EXpense, ovvero spesa operativa) in particolare sul mercato domestico (10% di costs saving). Detto in altro modo, OPEX è una misura di efficienza dell’azienda. Ha una correlazione diretta con l’enterprise value. Se si riduce OPEX (senza danneggiare il core business) si aumenta il valore dell’impresa.

Resta quindi da capire cosa è stato tagliato visto che mancano all’appello 1.5 miliardi per gestire i prodotti, business e i sistemi. Circa 900 milioni derivano dall’efficienza (il resto costi di interconnessioni e scostamenti di volume) guidati dalle ottimizzazioni sulla rete, dal miglioramento dei costi di vendita e distribuzione e di organizzazione/supporto dei processi. Il repositioning del canale distributivo focalizzando sui negozi mono marca e rivalutando il sistema di franchising ha portato un risparmio nel breve che deve essere verificato nella strategia a medio lungo periodo.

riduzione-opex-telecom-2009

L’ottimizzazione dei costi ha permesso di migliorare l’EBIDTA in valore percentuale sul fatturato confermando il mercato domestico come quello “dalle uova d’oro” che garantisce una redditività di oltre il doppio rispetto al Brasile.

opex-capex-telecom-italia-2009

Tuttavia il dato più rilevante è la diminuzione del 4% dei CAPEX: esso esprime l’investimento nel settore ed è il valore per gli azionisti. Il nuovo valore degli azionisti è quindi creato dal flusso di cassa generato dall’investimento e non dall’attività fisica che si compra. Il CAPEX è in poche parole il denaro che si è investito oggi nella speranza di ottenere un flusso di cassa futuro. I beni fisici sono solo un mezzo per raggiungere un fine.

È per questo che le società di telecomunicazioni che hanno investito miliardi in reti vengono valutate ora sul numero di clienti. I beni fisici, pur non essendo al 100% ammortizzati, essi avranno una vita finita. Pertanto, le attività fisiche sono a tutti gli effetti valore. Ciò che è prezioso è il flusso di cassa che è possibile generare con tali attività, ma questo sta precipitando ogni giorno a causa del calo dei prezzi della banda, e quindi i valori delle imprese sono destinate a scendere con essi.

La situazione ricalca a grandi linee quella in cui si trovava iNet nel 2000, quando server e banda costavano migliaia di euro al mese.

telecom-italia-telefonica-questo-matrimonio-non-sha-da-fare

Nonostante le voci insistenti della fusione tra Telecom Italia e Telefonica, la presentazione del bilancio e del piano industriale di Telecom è alle porte (25-26 febbraio) e i bilanci potrebbero rivelare nuove strategie per risollevare le sorti del colosso TLC italiano.

L’assemblea Telecom gela ogni possibile acquisizione, in tempo di bilanci anche anche per Telefonica dove nuovi obiettivi industriali sono necessari per un mercato molto dinamico come quello delle telecomunicazioni.

Di fronte ai nuovi risultati, probabilmente a ribasso, gli investitori istituzionali presenti in Telco non troveranno convergenza, come del resto non l’hanno mai trovata. Alcuni soci di Telco vogliono uscire, alcuni vogliono mantenere la quota per ragioni politiche mentre Telefonica spinge verso un riassetto industriale.

La rete in Italia è di vitale importanza per il futuro: ogni comunicazione (dalla politica alla sanità) viaggerà sulle reti TI. Non si può non mantenere un asset cosi strategico pubblico.

telecom-italia-telefonica-pasticcio-allitaliana

Telecom, Telefonica : Questo matrimonio non s’ha da fare. Già il fidanzamento tra Telecom e il gruppo spagnolo ha portato a magrissimi risultati. Telefonica vuole rientrare dall’investimento visto il fallimento delle sinergie brasiliane: dopo aver investito diversi miliardi di euro per comprare il 46% di Telco (la cordata italiana composta da Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo) i due miliardi di sinergie che erano stati stimati tra Telecom e Telefonica sono finite in fumo, o meglio non sono mai esistite realmente.

Telefonica vuole quindi comprare la maggioranza di Telecom per poter prendere le decisioni, visto che finora ha investito solo denaro dentro a un pozzo in perdita in caduta libera di redditività e clienti.

Peccato che si sta andando verso un’altra “porcata” all’Italiana. Infatti il presentimento è che non verrà lanciata un’OPA (Offerta pubblica di acquisto) ma molto probabilmente i soci di Telco venderanno il pacchetto azionano di controllo a Telefonica.

In questo modo Telefonica, acquistando solo la rimanente parte (54%) della quota di Telco (attualmente il 22,4% di Telecom Italia), avrà il controllo della società Italiana senza necessità di comprare tutte le azioni.

Stefano, spiega che il gruppo guidato da Cesar Alierta potrebbe acquistare le azioni Telecom valutandole 2,2 euro (il prezzo di carico dei titoli dopo la più recente svalutazione) oppure, ipotesi assai più probabile, pagandole 2,6 euro, e cioè il valore iscritto a bilancio da Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo all’inizio dell’avventura inTelecom.

Se invece si opterebbe per l’OPA gli spagnoli non pagherebbero in contanti, ma in azioni Telefonica e le azioni di Telecom Italia verrebbero valutate con un premio del 25-30% rispetto al prezzo di mercato.

Mediobanca ha ribadito sulla base dei fondamentali il rating outperform e il target price a 1,35 euro sull’azione TI. Telefonica pagherebbe il doppio (2,6 euro) per non lanciare l’OPA. E il gioco vale la candela.

L’operazione porta alla decisione su un punto focale: La rete deve restare in Italia.

L’infrastruttura è di forte interesse nazionale e non è possibile ipotizzare una gestione estera. Non solo: la Rete è oggi particolarmente arretrata ed è necessario lo sviluppo di una NGN. Vanno garantiti gli investimenti: nessuna società straniera può investire in un settore così delicato e sensibile senza il consenso del Governo

Controllo in Spagna, Rete all’Italia?

Berlusconi è restio a perdere il controllo sulla compagnia telefonia italiana e soprattutto sulla rete che gestisce le comunicazioni sull’intero territorio. La condizione per l’acquisizione di Telefonica non potrà prescindere dalla gestione italiana della rete.

La situazione è particolarmente delicata: il futuro della rete italiana, dove passano informazioni, dati sensibili e soprattutto il nuovo canale media (la televisione on line) sarà fuori dal controllo della politica e dei salotti del potere italiano?

Ma al momento solo una cosa è sicura: i piccoli azionisti sono quelli che come ogni volta, ne pagano le conseguenze.


Creative Commons License
Licensed under Creative Commons.